SOGNO TRA IRREALTA' E DESIDERIO
- antonelloiovane

- 18 ott 2022
- Tempo di lettura: 5 min

Dopo tante ore di lezione, i bambini son seduti stancamente tra i banchi della classe. La giovane maestra Francesca non vuole tediarli più di tanto, così propone ai suoi ragazzi una chiacchierata su un argomento a loro scelta. “Parliamo della Juventus che vincerà sicuramente il campionato”, esclama il piccolo Paolo, tifoso sfegatato della Vecchia Signora. “Tu pensi sempre e solo al pallone” gli risponde una scocciata Manuela, la quale avanza anche lei la sua proposta “Perché, invece, non parliamo di danza?”. Unanime si innalza un coro di no. “Ma di danza, o del tuo amoruccio bollicino, bolliciuccio, bollicietto?” subito la prende in giro Stefano, il quale provoca l’ilarità dei compagni. “Va bene. Fate un po’ di silenzio ora. Visto che non riuscite a mettervi d’accordo, il tema della conversazione lo scelgo io”. La maestra si gira, dando le spalle ai suoi alunni, e comincia a scrivere sulla lavagna, a caratteri cubitali, Cosa vorreste diventare da grandi?. Tutti iniziano a rispondere a voce alta, si crea una confusione tale che non si riesce a distinguere nemmeno una parola. “Uno alla volta, non parlate tutti insieme, altrimenti non si capisce nulla. Siamo a scuola non al mercato”. La più svelta ad alzare la mano è Manuela “io diventerò la prima ballerina del Teatro La Scala di Milano”. Un classico tra le classiche aspirazioni di bambini la cui età, a stento, tocca la decade. “Io sarò il nuovo Cristiano Ronaldo dello Stadium” fa seguito un fiero Paolo che, alzandosi dalla sedia, si mette davanti al banco imitando l’esultanza del giocatore portoghese. Francesca, però, nota l’imbarazzo del timido scolaro seduto in seconda fila. Testa appoggiata alla finestra, sguardo rivolto verso il basso. “E tu Enrico? Cosa vuoi fare da grande?”. Il bambino deglutisce, ricercando la salivazione, ma ancor di più il coraggio di far conoscere quel che assopito era disteso in fondo al proprio cuore. “Ma…maestra …non so se…” le parole difficilmente gli escono di bocca. La sua insegnante cerca di donargli un po’ di coraggio “Dai su, non avere paura”. Enrico chiude gli occhi e tutto di un fiato, velocemente, dice “voglio diventare papà”. Per un istante cala nell’aula il silenzio che repentinamente lascia il posto alle fragorose risate dei bambini. Enrico affonda il proprio volto, intriso di lacrime, tra le sue braccia conserte sul banco. La maestra Francesca, con un sorriso ricolmo di affetto, si avvicina a lui, gli accarezza i capelli, gli regala un bacio sulla nuca proprio poco prima di sussurrargli “sarai un dolcissimo papà”.
Venti anni dopo, stressate ballerine danzano precariamente tra gli scaffali dei supermercati, mentre stempiati calciatori calzano cuffie e microfono in grigi box, tutti intenti a trovare potenziali clienti. Enrico è lì, sul porticato che, da fuori la finestra, guarda dentro la sua casa. Con un velo di tristezza osserva la famiglia seduta intorno ad una lunga tavolata. Non si risparmiano i sorrisi e le grida di giubilo. Sabrina, la sorella, ha comunicato quel lieto annuncio che si è soliti dare all’incirca nove mesi prima. Il quadro è completo, ciascuna delle figlie è divenuta prima moglie e poi mamma mentre anche Alessio, l’ultimo della combriccola, da pochi mesi, si gode il più bel frutto dell’amore condiviso con la sua compagna. La mano di Enrico sfiora l’anulare alla ricerca di un anello che non c’è, può solo immaginare quale sia l’emozione nell’essere contraccambiato da un sentito e sincero ti amo. Con un salto monta sulla bici e si butta come un kamikaze giù per la discesa. Le ruote sono finalmente libere di girare velocemente lungo la strada che conduce a valle. Il vento si infrange sul volto, portando con sé un soffio di freschezza che tenta invano di donare un po’ di sollievo a quei lacrimanti e cocenti occhi. Le fronde di immensi alberi pian piano si diradano, lasciano spazio all’orizzonte dove un antico veliero, proveniente da un epoca passata, pronto a salpare, dispiega le vele. Svolta a sinistra, sul piccolo promontorio che domina la spiaggia, un'unica abitazione. Enrico si alza in equilibrio sui pedali per poter ammirare Antonella in tutta la sua bellezza, intravista dalla finestra, riflessa nel lungo specchio davanti al quale ella, in piedi, nuda dopo una doccia, distende i suoi lunghi capelli neri. È solo una frazione di secondo che Enrico vorrebbe durasse un’infinità. La soffice sabbia ammorbidisce gli urti della bici che viene scaraventata lontano. Si apre la finestra della sua mente che lascia i pensieri volare in libertà come tante farfalle colorate. In lontananza un pollice con gentilezza accarezza il dorso di un’altra mano facendosi spazio tra le pieghe di tante stagioni volate via. Un tempo che per nulla ha scalfito la loro voglia di passeggiare tenendosi per mano. Un candido scialle adagiato sulle spalle per ripararla dalla fresca brezza marina, quella stessa arietta che sorregge quel canuto pennuto in un volo radente sulla battigia, quasi a volerli accompagnare nel loro cammino. Da un piccolo rogo di montagna si alza una nitida scia di fumo che si va a disperdere su, nel cielo, dove chiare nubi a forma di pouf fanno da soffice seduta agli angeli, tutti assorti, con i gomiti sulle ginocchia e le mani a sorreggere il proprio sognante volto, nel godersi lo spettacolo di quell’eterno amore.
In fondo Enrico è solo alla ricerca di un viso armonioso per cui vale la pena svegliarsi volutamente presto la mattina per poterlo ammirare di nascosto mentre dorme. Una allegra melodia di una risata, espressione di una piacevole, divertente compagnia. Un pizzico di tenerezza sbocciata anche in un semplice sfiorar le dita. Una intima passione, una innocente ingenuità in cui crogiolarsi, una celata fragilità alla quale donare protezione. Una sincerità, caparbietà, determinatezza ed intelletto, capaci di mandare al confine bugie, vittimismo e stupidità. Dentro di sé prova una forte smania di incontrare qualcuna di speciale, qualcuna per cui essere il vento che la farà planare sulle meraviglie della vita, il crepitio del fuoco che la preserverà dalla rigida solitudine, la luce che rischiarerà il sorriso delle sue giornate, il terreno sul quale lascerà le orme che si affiancheranno alle sue lungo il cammino, l’arcobaleno che la difenderà dalle intemperie. E quando prenderà forma innanzi a lui in tutto il suo splendore, lentamente allungherà le braccia e nella culla delle mani, il suo cuore. Eccolo, glielo porgerà in dono per prendersene cura.
Solleva la sua mountain bike e, con dedizione, inizia a ripulirla dai tanti granelli di sabbia terminati negli ingranaggi. La bici, l’unica e sola compagna che non l’ha mai deluso, rimanendo sempre al suo fianco. Una volta pulita, il nero lucido rispecchia il sorriso di una bambina, tutta contenta di spingere insieme al suo papà, la carrozzina del fratellino. Ed è così che una singola goccia tracima dall’iride di Enrico, incanalandosi tra i segni del viso, lasciati dal passaggio del tempo, fino a giungere al bordo delle labbra per fargli assaporare tutta la sua amarezza. Risale in sella, lo sguardo fisso di fronte a sé, i suoi pensieri viaggiano nel tempo, in un futuro tanto cercato quanto difficile da trovare. Un pancione davanti al quale rannicchiarsi, distendere la mano ed accarezzarlo, adagiarci l’orecchio per sentirlo parlare con le labbra intrise di euforia e gli occhi ricolmi di meraviglia e amore rivolti verso il sorriso della compagna. Pedala forte Enrico, ancora più forte. Ha deciso di perdersi nella foschia afosa di quell’estate, sempre di più consapevole del suo fallimento, precipitatogli addosso mentre inseguiva un semplice sogno rimasto chiuso in quel cassetto. All’improvviso un tintinnio. Si guarda intorno, nessuna altra bicicletta nei paraggi. La testa inizia a fare brutti scherzi. Il suono, però, non cessa di farsi sentire, anzi diventa ancora più deciso, rimbombante. “Enrico, enrico…svegliati. La scuola è finita, è ora di tornare a casa!”. Enrico alza la testa dal banco, si stropiccia gli occhi e la prima figura che distingue è l’angelico sorriso della maestra Francesca. La sua immaginazione ha preso il sopravvento, o almeno lo spera. Eh già lei non esiste, è stato solo un sogno, tra irrealtà e desiderio, fatto da un bambino sorridente, steso in mezzo ad un prato di mille colori fiorito mentre guardava i palloncini perdersi nel sole.






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