Il ragazzo arrivò sulla spiaggia, trovò un angolino deserto, tutto per sé. Si tolse la maglietta e, ai primi passi, abbandonò le ciabatte tra la miriade di piccoli sassi. Si sedette sul bagnasciuga con la schiuma bianca a sommergere le sue caviglie, fin sopra il ginocchio, proprio come adorava fare sua madre. Il vento a svolazzare quei pantaloncini neri che gli facevamo da costume mentre le mani erano distese dietro la schiena a immergersi nella sabbia. Il sole da giallo pian piano stava diventando arancione sullo sfondo di stormi di aquiloni colorati che veleggiavano sulle onde.
«Posso sedermi accanto a te?»Il ragazzo alzò lo sguardo, ma non distinse il volto della persona fin quando non mise la mano a coprire la sfera del sole. Poté così guardare gli occhi color topazio si una ragazza dalle minute gambe e dai lunghi capelli neri. Stava lì, in piedi accanto a lui, in attesa di una risposta.
«Sei fortunata, per oggi non ha prenotato nessuno.»
Un sorriso accese il suo volto e, di riflesso, il viso del ragazzo. La morettina si sedette e portò avanti la mano destra dalle cui dita penzolavano due bottiglie di birra.
«Posso offrire?»Il ragazzo la guardò titubante.
«Soltanto se il primo sorso lo bevi tu.»
La ragazza non se lo fece ripetere due volte, prese una delle bottiglie e l’adagiò sulle sue labbra sottili. Poi, la porse al ragazzo che l’afferrò, anche se con un poco di esitazione.
«Sai com’è, non vorrei fossi un killer mandato da qualcuno per farmi fuori.»«Hai molti nemici?»«Non lo so, potrebbe essere. Ognuno di noi ha una parte di sé, una differente per ciascuna persona che incontra, che viene odiata.»
Il ragazzo bevve il suo primo sorso.
«Alle nostre parti odiate, allora…»
La ragazza urtò la propria bottiglia con quella del ragazzo per poi bere anche lei.
«Se vale il tuo ragionamento, però, vuol dire che in ognuno di noi c’è anche una parte amata da chi si incontra.»
«Vero. Per le persone, però, è più facile fermarsi in superficie per trovare l’aspetto per odiarti anziché guardare in profondità per scoprire ciò per cui amarti.»
La ragazza non disse più nulla, si fermò a fissarlo negli occhi. Lo guardava e sorrideva. La mano piantò la bottiglia nella sabbia, il vetro rifletteva quella palla rossa che baciava l’orizzonte del mare. Allungò il braccio per accarezzargli la guancia, con lentezza avvicinò la bocca alla sua, fino a sfiorargli le labbra.
«Mamma!» Un urlo di un bambino lo risvegliò. Si era assopito sul grande telo arancione Decise, quindi, di andarsi a sedere sul bagnasciuga. La speranza era quella che il sogno si realizzasse. Il sole, però, stava già scomparendo nel mare e nessuna ragazza si era venuto a sedere accanto a lui. Si voltò dall’altra parte, dando le spalle alle onde. Avrebbe voluto distruggere i suoi sogni con la stessa facilità con cui la lacrima stava rigando il suo viso.
«Ehi, signore. Lei non lo guarda il tramonto?»
«L’ho già visto mille volte.»
«Ogni tramonto, però, è diverso dall’altro.»
Il ragazzo non si voltò a guardare chi gli stesse parlando, sembrava la voce di una donna adulta.
«Cosa cambia? È sempre il sole che finisce in mare.»
«Non è vero signore. Ogni fine giornata hai suoi colori, le sue sfumature. A lei può sembrare sempre lo stesso tramonto, ma ogni volta la posizione del sole cambia, cambiando le luce. E poi, basta anche solo la presenza di una nuvola in più o in meno che tutto cambia.»
«Il mio cielo è pieno di nuvole e sta per arrivare la tempesta.»«Una foresta per crescere ha bisogno della pioggia, così anche i propri sogni vanno alimentati con le lacrime, ma anche coi tramonti. Se non li guarda, come fa a farli crescere e diventare realtà?»
«Chissà perché a me non mi riesce.»
«Alle volte, nonostante si è dato tutto, non dipende più soltanto da noi. Bisogna soltanto fermarsi è ascoltare il mare, la voce del cuore:»
Il ragazzo si voltò di colpo e non vide nessuno se non donna aggrappata al braccio di suo marito, il vento che svolazzava il suo vestito mentre le onde sommergevano le sue caviglie.
Commenti